Subscribe Us

header ads

Asiago, il cielo e la memoria: la mia giornata come presentatore all'Asiago Flight Festival



Il 23 agosto 2026 sono salito come presentatore ufficiale sul palco dell'Aeroporto Romeo Sartori di Asiago con addosso una divisa che per un giorno ho sentito quasi appartenermi: quella di un soldato della Grande Guerra. Non è stata una scelta casuale né un semplice vezzo scenografico. Quel giorno l'aeroporto festeggiava i suoi novant'anni — è stato fondato e intitolato proprio il 23 agosto 1936 — e mi sembrava giusto raccontare quella storia partendo da più lontano, da un Altopiano che con il volo e con la guerra ha un legame antico e mai del tutto rimarginato.



Una piazza aerea sopra i Sette Comuni

L'Asiago Flight Festival è uno di quegli eventi in cui il cielo diventa protagonista quanto il pubblico a terra: velivoli storici che sfilano in formazione, motori che si sentono prima ancora di vederli, e centinaia di persone con il naso all'insù. Il mio compito era fare da voce narrante a tutto questo — presentare l'evento, raccontare la storia dell'aeroporto e, mano a mano che i modelli d'epoca passavano in volo, spiegarne l'origine e il significato. Ho parlato, tra gli altri, del Caproni Ca.3, uno dei grandi bombardieri italiani della Prima guerra mondiale, e dello SPAD XIII di Francesco Baracca, il caccia che porta il nome del più celebre asso dell'aviazione italiana. Raccontare questi velivoli non come pezzi da museo ma come frammenti di storie vere, di uomini che li hanno pilotati e spesso non sono tornati, è stato per me il cuore della presentazione.





Un filo che lega due guerre e il presente

Quello che mi premeva davvero, indossando quella divisa, era costruire un ponte: tra la Grande Guerra che ha segnato per prima questo altopiano, la Seconda Guerra Mondiale che ha attraversato l'Europa una generazione dopo, e noi che oggi guardiamo quegli stessi cieli in tempo di pace. Non volevo fare un discorso nostalgico o puramente celebrativo: volevo che chi era lì, magari con i figli per mano, sentisse che il futuro dell'aviazione — di cui pure abbiamo parlato, guardando avanti — nasce sempre da una memoria che vale la pena portarsi dietro.



Il regalo più grande

Non mi aspettavo che la giornata mi restituisse così tanto. Il pubblico ha risposto con un calore che raramente ho provato in un evento del genere, e alla fine il direttore dell'aeroporto è venuto a dirmi che vorrebbe che diventassi lo speaker ufficiale dei prossimi eventi organizzati lì. È uno di quei momenti in cui capisci che la strada che hai scelto — mettere insieme ricerca storica, narrazione e presenza scenica — non è solo un modo di lavorare, ma qualcosa che le persone riconoscono e a cui rispondono. La giornata è stata poi ripresa da TVA e raccontata da diverse testate locali, e vedere quel racconto arrivare a chi non c'era è stata la conferma che ne è valsa davvero la pena.